Ispirato da una storia vera
BUONA LETTURA
L’ampia stanza è piena di gente, la festa è appena iniziata. Una sala da ballo si direbbe con festoni appesi alle pareti tra cui grossi fiocchi e fiori in carta crespa colorata. I tavolini e le sedie sono allineanti lungo la parete a destra per lasciare uno spazio libero al centro per chi desideri ballare.
Sul fondo, al centro, è disposto un gruppo composto da tre musicisti con chitarre e pianola. La cantante, una moretta carina, sta intonando una canzone.
Vera entra per mano a Vito con il passo lento, leggermente dondolante, incerto. Tiene lo sguardo leggermente abbassato, i suoi capelli sono grigi, lisci, ravviati alla bene meglio.
Si aggiusta gli occhiali di metallo in un gesto di imbarazzo, e si appoggia alla mano di Vito che la sta guidando verso due sedie ancora libere. Quel clima di allegria che si rincorre nella sala, la stordisce, le fa provare una sensazione di disagio. Cerca di ignorarlo dicendosi che non ha motivo di farsi suggestionare dall’ambiente. Accanto ha Vito.
Di riflesso a quel pensiero, volge lo sguardo verso il compagno. Pensa alla sua anima gentile, alla sua capacità di accogliere i suoi capricci e scatti di insoddisfazione sempre con pazienza, pronto ad assecondarla con i gesti che un cavaliere di altri tempi rivolgerebbe alla sua dama. A lei piace questa sua premura rispettosa, sembra dirle che di lui può fidarsi.
Vito si alza, le solleva dolcemente la mano e la guida lentamente verso il centro della stanza dove qualcuno sta già ballando.
È sempre ben vestito, anche oggi indossa pantaloni lunghi di gabardine beige e una polo di colore abbinata. Ha uno sguardo dolce, paziente, ancora piacevole con i capelli brizzolati pepe e sale leggermente mossi, i baffi e occhi vispi.
Il suono degli strumenti riempie la sala, al centro la coppia dondola lenta. Vera è goffa, pare un po' frastornata tra le braccia del suo compagno che la guida con garbo e dimostra le capacità di un esperto ballerino. Non sa dirsi perché abbia accettato l'invito, con lo sguardo smarrito segue un punto lontano, ma dopo tutto non le dispiace di essere lì in mezzo anche se si accorge di non avere più la leggerezza e la disinvoltura di un tempo.
Un tempo. Ecco... se c'è stato. C'è stato, ma sarà stato quasi mezzo secolo prima, si dice.
Dentro di sé c'è ancora quella Vera, ma ne è passata tanta acqua tra gli argini dalla donna allegra e piacevole che probabilmente è stata.
Vera continua a muoversi al ritmo della musica, la giovane cantante sta intonando Yesterday dei Beatles, Vito la cinge per la vita con delicatezza e sente che le gira un po’ la testa. Stranamente quella ballata lenta non le procura malinconia, ma accende qualcosa dentro di lei che le suggerisce di lasciarsi andare, di abbandonarsi al ritmo delle note e scopre siano movimenti che le procurano benessere perché vanno a mitigare il suo bisogno di attenzioni, e di vicinanza.
Spesso è spaventata da quei malesseri che la fanno sentire un oggetto inutile, abbandonato al degrado dei giorni e quando capita se la prende con la figlia con pensieri mai positivi.
Se almeno la vedessi anche solo qualche volta... invece, quella là è senza cuore e chissà dov’è andata. Ma quando si farà viva gliene dico quattro. Se ne frega di me. Deve sapere come la penso.
Per fortuna ha le braccia di Vito, come adesso, e la sua presenza, a scacciare i torli molesti, e trova quel senso di pace, che non sa spiegarsi da dove arrivi, ma è come un giglio spuntato da sotto la neve ghiacciata, sempre inatteso.
Torna a sedersi, il suo volto è come trasognato, alza lo sguardo verso di lui, e le sorride aprendo leggermente quelle sue labbra così abituate a restare contratte. Nei suoi occhi si è accesa una strana luce viva, probabilmente da un fiorire di tiepida gratitudine.
Ad un certo punto, in un angolo della sala si crea un po’ di movimento da un avvicendamento di persone, presto sarà tempo di intervallo per i musicisti e della merenda per tutti.
Su alcuni tavoli posti al fondo sono apparse teglie di torte e tranci di pizza, la musica si è già interrotta, e qualcuno si alza, qualcun altro prende a parlare animatamente.
In quel preciso istante, una giovane donna, apparsa sulla porta, guarda in giro come se cercasse qualcuno, poi decisa va verso di loro.
“Che ci fai qui? Dove sei stata per tutto questo tempo?” Esordisce con tono brusco e risentito Vera.
“Ciao mamma, ci siamo viste appena due giorni fa. Ti ricordi?” Aggiunge sorpresa la giovane. “Lo sai che lavoro e non posso passare tutti i giorni. Come stai oggi?”
Vera si riprende subito, e risponde con lo stesso tono:
“Bene, bene. Come vuoi che stia?”
Una donna dello staff nota la nuova arrivata e si avvicina per salutarla, in mano tiene un bicchiere di plastica con una bibita che porge a Vera e Vito.
“Allora, che ve ne pare non è una bella festa?”
“Sì – risponde Vera, accennando un tiepido sorriso – dovreste organizzarle più spesso.” Tanto basta per farle tornare il sereno sul volto. Si volge ancora verso la figlia, e aggiunge con voce giuliva:
“Mi sto proprio divertendo.”
Vera continua a parlare mentre Vito dal canto suo è rimasto in silenzio e in disparte. Sta provando un po’ di disagio per la situazione, e ha lasciato la mano della compagna facendo un passo indietro. Ora vorrebbe tanto essere da un’altra parte, allontanarsi, ma per educazione resta lì come un allocco.
Quando, dopo qualche minuto, la donna si accorge di non averlo più accanto, con fare leggero, dice alla figlia:
“Oh, ma che sbadata. Non vi ho presentati, sono proprio maleducata”. E volgendosi verso di lui aggiunge sorridendo:” Questo è Vito.”
“Ma sì mamma - aggiunge la figlia – tranquilla, me l’hai già presentato.”
Prima che un susseguirsi di giorni scanditi dalle stesse ripetizioni non l’avessero avvolta in un velo di profonda solitudine, Vera credeva di ricordare quasi tutto, ma ora non ne più tanto sicura.
Forse Vito ha ancora una moglie, ma con lei lui è accorto, affettuoso, e le dà la compagnia di cui ha bisogno, che importanza può avere allora il resto, lui non ne parla e lei quella donna non l’ha mai vista.
La loro frequentazione non è nata tanto da una specie di attrazione, ma più per un'abitudine, consolidata tra loro, di condivisione. Il tempo di Vera e Vito non è più fatto di iniziative e di domande o aspettative, entrambi hanno bisogno di una quotidianità gestita da altri che non crei conflitti o dubbi e soprattutto di abitudini per poter trovare la sicurezza dietro cui ripararsi, e proteggersi da ciò che appare loro sconosciuto e faccia paura.
Se non c'è più percezione del prima si può parlare solo di tempo sfumato ed è quindi un tempo fuori controllo il loro, che in qualche modo li ha sconfitti, eppure entrambi sono riusciti a trovare una loro dimensione dove le emozioni continueranno a esistere perché i loro cuori, per suonare la stessa nota, non hanno bisogno di tempo, né di memoria.
Inedito 2026
Stefania Pellegrini©
TUTTI I DIRITTI RISERVATI ALL'AUTRICE©

